Stagione teatrale 2009/2010
Per il trentatreesimo anno di seguito la compagnia teatrale la Ribalta è orgogliosa di preannunciare l’ormai istituzionale “Commedia di Natale”. Per le festività natalizie di quest’anno ci sembrava d’obbligo portare in scena, a venticinque anni dalla scomparsa, una commedia del grande Eduardo.
Tra le decine di testi del repertorio eduardiano, abbiamo scelto, non senza discutere, Uomo e Galantuomo, commedia brillante in tre atti mai rappresentata nella più che trentennale storia della Ribalta. La commedia offre allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici. Uno in particolare, quello della prova della compagnia, potrebbe di per sé costituire l’oggetto di una farsa. La prova si svolge nell’atrio dell’albergo ed inizia con Gennaro che emette un lamentoso e terribile gnaulio accompagnato da una smorfia che gli stravolge il viso e dal movimento di un braccio che si agita nell’aria. Gli attori si precipitano a soccorrerlo, convinti che sia stato colpito da un malore, ma scoprono che invece, da vero artista, Gennaro stava imitando l’apertura della porta cigolante del “basso” in cui si svolge il dramma.
Sempre durante la prova della scena madre del drammone, che Eduardo ha allungato nel corso degli anni, aggiungendovi numerosi nuovi spunti, scena provata in quasi mezzora reale per meno di cinque minuti di recita, ricorrono numerosi litigi tra capocomico e suggeritore, tra cui la ripetizione della battuta iniziale “Nzerra chella porta” (“chiudi quella porta”).
Un’altra scena indimenticabile è quella dell’ustionato Gennaro in casa Tolentano che assistito dai presenti si accascia su una sedia da cui però dovrà alzarsi per andare nel laboratorio del dottore che lo medicherà. Il problema è che Gennaro ha salvato dall’acqua bollente solo la punta di un piede e il tallone dell’altro: quindi per alzarsi e camminare dovrà ben calcolare come muoversi: e così fa…ma non appena alzato emette un urlo di dolore sovrumano poiché ha sbagliato ad appoggiare in terra la punta e il tallone.
Ma sopra tutte, a testimoniare la loquacità spesso interessata di Gennaro, c’è il suo modo di raccontare le cose prendendole alla lunga e iniziando a raccontare del suo mestiere sempre dalla stessa frase iniziale “Io tengo ‘na buatta” (“ho una scatola di latta”).
Nel teatro di Villa Rufolo fervono i preparativi per l’appuntamento imperdibile del Natale ravellese. Speriamo, anche quest’anno di regalare, a tutti quelli che vorranno, due ore di spensieratezza. Noi, nel frattempo ce la stiamo mettendo tutta.









