E il teatro diventa storia
Ci sono giorni nella vita di ciascuno di noi che non si possono dimenticare. C’è una data nella nostra storia che è impressa indelebile nella memoria: 4 gennaio 1976; e un luogo che ricordiamo con emozione: la chiesa di San Martino. Fu lì, quella sera, che il sipario si schiuse per la prima volta sulle scene de “La Ribalta”. Fu in quel luogo freddo e umido, in quel rigido inverno che muovemmo i nostri primi, timidi passi. Niente e nulla lasciava presagire un cammino così lungo: trent’anni. Da quella sera non abbiamo lesinato sforzi; il nostro entusiasmo e divenuto mano a mano sempre più contagioso. Lentamente, senza renderci conto, quello che era un semplice gioco, si è trasformato in un impegno al quale nessuno di noi, ora, può e vuole più sottrarsi.
“La Ribalta” oramai fa parte della storia recente di Ravello; è entrata nel tessuto sociale dal quale non può più prescindere. “La Ribalta” è una realta che non può più essere ignorata. Non vorremmo cadere nella sterile retorica autocelebrativa, ma ci sembra opportuno evidenziare: a Ravello, ma anche nei paesi limitrofi, non c’è altro sodalizio che abbia raggiunto un simile traguardo e abbia avuto un ruolo sociale così determinante.
Nelle nostre file si sono avvicendati centinaia di giovani. Tanti hanno imparato a vincere la paura e hanno provato l’emozione di “calcare le scene”. Molti sono quelli che, almeno per un momento, si sono sentiti “attori”, “scenografi”, “tecnici delle luci”, “fonici”, “musicisti”, “compositori”, “attrezzisti”. Lo affermiamo con orgoglio: “La Ribalta” è entrata, anche se qualche volta solo indirettamente, in quasi tutte le famiglie di Ravello. La nostra storia è la storia di tutti; i nostri traguardi appartengono a Ravello.
Come spesso accade, il cammino, in tutti questi anni, è stato costellato di momenti lieti e di vicende amare che ci hanno trascinato fino all’orlo dello sconforto più completo, ma poi, proprio quando il baratro sembrava inevitabile, la voglia di andare avanti è prevalsa: in tutti noi è rinata la forza di lottare, ma, soprattutto, il desiderio di esistere. Abbiamo combattuto tante battaglie, molte volte abbiamo vinto, altre abbiamo perso. Abbiamo anche sbagliato, per questo non ce ne vogliate: non l’abbiamo fatto apposta. Nonostante tutte le difficolta, noi siamo qui, e siamo intenzionati a restarci ancora nei prossimi decenni, puntuali come lo siamo stati per trent’anni all’appuntamento teatrale di Natale, che è divenuto una tradizione irrinunciabile. A Pasqua, con la famosa Via Crucis, la cui fama ha valicato finanche i confini nazionali. E vogliamo esserci ancora per tante altre iniziative sociali e culturali, se ce ne darete la possibilità .
In questo momento il nostro pensiero va a quanti, e non sono pochi, ci hanno sorretto nei momenti difficili; a quelli, e sono tanti, che hanno voluto vivere con noi i numerosi successi. A coloro che, in passato, hanno condiviso il nostro impegno, e, poi, per un motivo o per un altro, hanno dovuto abbandonare. A quelli che non ci sono più, perche un destino atroce li ha strappati alle loro famiglie e a noi. Infine, un pensiero particolare va al nostro pubblico.A voi che ci avete regalato l’unica vera ricompensa alle nostre fatiche, alle nostre ansie: il vostro applauso è stata la forza che ci ha spinto ad andare avanti. Da parte nostra ve ne siamo grati. Vorremmo stringervi la mano ad uno ad uno, ma possiamo soltanto cingervi in un grande, affettuoso, simbolico abbraccio. Una cosa, però, ci teniamo ad evidenziare: nel nostro impegno, nelle nostre fatiche, sempre, “ci abbiamo messo il cuore”, questo non va mai dimenticato.



























